Oltre il pesce.

La strada verso un altro giorno.

Tra le varie situazioni quotidiane in cui mi sono imbattuto durante i miei giorni a Tsukiji, una delle più frequenti è stata quella dei pasti o degli spuntini consumati agli angoli delle strade o tra le casse accatastate. E questa è forse l’immagine più rappresentativa al riguardo. Un pallet usato come tavolo, una colazione (o una cena?) consumata frettolosamente all’alba dopo un’intera notte di lavoro, con accanto fogli di inventario e di contabilità.

Tra le mura del vecchio mercato non esistevano confini tra spazi pubblici e privati: tutti i momenti di distacco, come mangiare e persino dormire, erano ritagliati negli stessi spazi dove un attimo prima c’era la frenesia, il commercio e la curiosità dei turisti. Come a prendere il suo posto, in un ciclo continuo di frammenti di pesce.

È solo al di fuori del mercato che la dimensione del settore privato potrebbe tornare ad avere un senso, al confine tra una giornata lavorativa quasi al termine e quella degli impegni quotidiani pronti a cominciare.

In questo mercato non era presente c’era solo pesce: c’era soprattutto vita.