La strada verso il messaggio.
La fotografia in bianco e nero è sempre stata la mia scelta, prima con la pellicola e poi con il digitale. Per me è una necessità, in realtà. Mi permette di andare dritto all’essenza, di lavorare sul concetto senza essere distratto dal colore.
Quando vedo una fotografia in bianco e nero, soprattutto se scattata per strada, non vedo l’assenza di colore. Al contrario, vedo tutti i colori, insieme alle luci e alle ombre che costruiscono le forme, danno profondità e fanno risaltare il soggetto. Invece di essere colpiti dall’azzurro del cielo limpido, dal verde degli ombrelloni di un bar sul marciapiede, dal rosso acceso di un cappotto, notiamo la signora in un vicolo che porta la spesa, il dialogo tra due uomini di età, colore e nazionalità diverse, la ragazza che parla al telefono mentre attraversa la sua città in bicicletta.
Le narrazioni iniziano a prendere forma, le creiamo quasi spontaneamente. La signora nel vicolo sta aspettando qualcuno? I due uomini parleranno delle loro case, dei ricordi perduti? La ragazza sta andando verso la persona all’altro capo del filo?
I colori sono giornalismo, il bianco e nero è una storia.
E libertà: perché la storia non è nella foto in sé, ma nella mente di tutti gli spettatori, che riempiono i vuoti con la propria immaginazione.