Strada verso la memoria.
In occasione del Photolux Festival tenutosi a Lucca, a cui ho partecipato con la mostra e la presentazione di “Tokyo Tsukiji”, ho potuto visitare la mostra collettiva sui vincitori dell’ultima edizione del World Press Photo e, soprattutto, “After the Flood”, la mostra di Joakim Kocjancic. Attraverso il suo lavoro, frutto di un soggiorno di sei mesi in provincia di Lucca, sono stata trasportata nel paese di Cardoso di Stazzema, a più di vent’anni da una disastrosa alluvione che ha lasciato il segno nella regione e in coloro che sono ancora vivi.
L’ho trovata un’opera molto intensa. Conoscevo già l’artista: Lo seguo e lo ammiro da tempo, collezionando i suoi libri, e quello che mi ha colpito di più è stata la prospettiva scelta per raccontare la tragedia, spostando la rappresentazione in una dimensione di ricordi, senza mai incorporare immagini vere del disastro ambientale.
Ci sono ritratti di persone e della città, in un percorso che si sviluppa come una poesia, attraverso il ritmo misurato di fotografie in bianco e nero, a volte con un effetto antico, alternate a immagini molto chiare.
Nella fotografia che ho scelto di presentare qui, “Angel after the flood”, si vede tutta la dimensione della storia e la riflessione che ne deriva: nel tempo sospeso della nevicata, c’è una differenza tra la catastrofe, la devastazione totale che non può essere superata, e il disastro, che pur con la sua carica distruttiva permette alla comunità di rialzarsi e ricostruire.
Nelle foto si vedono le strade, le case e le espressioni marcate degli abitanti: L’ho trovata una storia profondamente urbana e quindi vicina alla mia ricerca, l’umanità nel suo contesto naturale. Vederla interpretata da Joakim Kocjancic, attraverso il profondo rapporto con la regione che ha sviluppato, mi ha dato una nuova prospettiva sul percorso che sto facendo.