Il tempio del tonno.

Strada verso un rituale sacro.
Secondo la tradizione, anche dopo il trasferimento in un nuovo spazio, il mercato di Tsukiji ha tenuto la prima asta di tonno dell’anno il 1° gennaio. Quasi una cerimonia, in cui aziende e venditori si contendono i pesci migliori per cifre da capogiro. Questa volta, un tonno rosso di 278 kg è stato venduto per 3,1 milioni di dollari a Kiyoshi Kimura, proprietario della catena di ristoranti Sushi Zanmai, battendo ogni record.

La notizia mi ha immediatamente ricordato questa fotografia, tra tutte quelle che ho scattato nella vecchia sede del mercato di Tsukiji, ora smantellato.
C’è un senso di sacralità nel taglio. E di precisione. Rispetto per il lavoro e per l’enorme tonno posato sul tavolo di lavoro che, con la sua stessa vita, crea altra vita. È un gesto che si ripete più volte al giorno, ogni giorno, senza mai diventare banale.

Siamo abituati a dare per scontati i gesti quotidiani, presi come siamo dal flusso costante della vita, senza permetterci di fermarci un attimo a pensare. Non qui. Ogni movimento è calcolato, misurato. Un rituale, proprio come l’asta del tonno al mercato di Tsukiji che segna l’inizio del nuovo anno. La qualità del pesce deve essere esaltata dal taglio, e mani esperte portano sempre a un’esecuzione unica, ordinata, calibrata.

Non si tratta di un venditore di pesce, ma di un artigiano. La tecnologia lo trasformerebbe in un operaio, mentre i suoi strumenti principali sono le mani. Questo è l’ultimo pesce da preparare, la giornata è quasi finita, ma non c’è fretta nei suoi gesti. C’è un lavoro da finire: tutto il resto, anche la vita, può aspettare ancora un po’, oltre le porte del mercato.